Vai al contenuto

Vento – Viento

Vento
sono cresciuto col tuo canto
pensavo di conoscerti
Non mi avevi ancora trafitto sulle montagne
Non mi ero ancora perso nel tuo velo sul deserto
Non avevo ancora visto la tua danza con l’oceano
Non avevo ancora bevuto dal tuo bicchiere

Vento
Ho ancora voglia del tuo vortice,
di quella danza tra follia e ragione
Ho ancora voglia di sentire il tuo soffio florido e libero
Ho ancora voglia di viaggiare seguendo quella stella
Ho ancora voglia di domani

Vento
Tu vai e vieni
Tu parli e canti
Tu salti e danzi
Ho a ancora voglia di te.
Vento.

(Demostenes Uscamayta Ayvar – Vento)


Viento
Crecí con tu canción
Creí conocerte
Aún no me habías traspasado en las montañas
Aún no me había perdido en tu velo sobre el desierto
Aún no había visto tu baile con el océano
Aún no había bebido de tu copa

Viento
Aún anhelo tu vórtice,
ese baile entre la locura y la razón
Aún anhelo sentir tu aliento libre y floreciente
Aún anhelo viajar siguiendo esa estrella
Aún anhelo el mañana

Viento
Vas y vienes
Hablas y cantas
Saltas y bailas
Y sigo con ganas de ti.
Viento.

(Demostenes Uscamayta Ayvar – Viento)

Chincana

Soy de esta tierra con arrugas,
tierra che comparte, tierra que acoge, tierra que siembra.
Tierra calpestada. Tierra violada.
Tierra que todavía tiene sangre.

El viento te enseña a abrazar
Las montañas te dejan el lenguaje del respeto
Las flores te acostumbran al milagro
Las alturas te enseñan a ser humildes
Las alpacas juguetonas te contagian alegría
La cruz del Sur te dice que funciona con su Yanantin
El kintu de coca te conecta con los Apus
El arcoíris te enseña a construir puentes donde parece imposible

Soy de esta tierra con arrugas
Donde aprendes a abrazar antes de hablar
Donde hablas con tu sentir e mano
Donde las contradicciones te ayudan a encontrar tu Chincana
Donde tu laberinto es tu espejo. Es tu vía.
Es la vida.

(Demostenes Uscamayta Ayvar – Chincana)


Vengo da questa terra rugosa,
Terra che condivide, terra che accoglie, terra che semina.
Terra ferita. Terra violentata.
Terra che ha ancora sangue.

Il vento ti insegna ad abbracciare.
Le montagne ti insegnano il linguaggio del rispetto.
I fiori ti abituano ai miracoli.
Le alture ti insegnano a essere umile.
Le alpacche giocherellone ti contagiano gioia.
La Croce del Sud ti dice che funziona con il suo Yanantin.
Il kintu di coca ti connette con gli Apu.
L’arcobaleno ti insegna a costruire ponti dove sembra impossibile.

Vengo da questa terra rugosa.
Dove impari ad abbracciare prima di parlare.
Dove parli con i tuoi sentimenti e con le tue mani.
Dove le contraddizioni ti aiutano a trovare la tua Chincana.
Dove il tuo labirinto è il tuo specchio. È la tua via.
È la vita.

(Demostenes Uscamayta Ayvar – Chincana)

Hasta la raiz! – Fino alla radice!

Las montañas hablan
Los vientos cantan
Las nubes danzan
El cielo abraza
Los colores te atraviesan
El corazón vibra.
Hasta la raíz!

(Demostenes Uscamayta Ayvar – Hasta la raíz!)


Le montagne parlano
I venti cantano
Le nuvole danzano
Il cielo abbraccia
I colori ti trafiggono
Il cuore vibra.
Fino alla radice!

(Demostenes Uscamayta Ayvar – Fino alla radice!)

Epifania – Epifanía

Epifania
/e·pi·fa·nì·a/
Manifestazione della divinità in forma visibile (…)

Che ogni giorno sia un’epifania
che il nostro tempo sia un tempio
che le nostre parole siano coltivate,
scelte con cura contadina
che il nostro apprendimento sia un viaggio
dentro e fuori
che il nostro viaggio sia in compagnia
che i nostri sorrisi siano danze
che le nostre fatiche siano muscoli per la montagna
che l’errore sia presente nel nostro cammino
come le ginocchia sbucciate di chi si rialza,
arriva e ricomincia.

(Demostenes Uscamayta Ayvar – Epifania)


Epifanía
/Epifanía/
Manifestación de la divinidad en forma visible (…)

Que cada día sea una epifanía
que nuestro tiempo sea un templo
que nuestras palabras sean cultivadas,
escogidas con cuidado campesino
que nuestro aprendizaje sea un viaje
por dentro y por fuera
que nuestro viaje sea en compañía
que nuestras sonrisas sean danzas
que nuestro fatigar sean músculos para la montaña
que el error este presente en nuestro camino
como las rodillas raspadas de los que se levantan de nuevo,
llegan y comienzan de nuevamente.

(Demostenes Uscamayta Ayvar – Epifanía)

Curandera

Nonna Agripina. Curandera.

Sapevi far guarire l’anima e il corpo.

A casa tua c’erano sempre persone, a volte rimanevano giorni, a volte settimane e certe volte mesi. Venivano anche da molto lontano.

Quasi sempre erano persone umili, con loro condividevamo il giorno, il pane, la notte.

Col passare dei giorni diventavamo gli uni parte degli altri.

Dicevi che si guarisce meglio in compagnia e che prima di tutto bisognava fare pace con il tempo.

Oggi nel tuo compleanno ti abbraccio e ti bacio, ovunque tu sia.

Sono certo che con mamma Celia avete già ricreato la casa grande de Yanaoca con la stessa magia e nello stesso cielo andino.

Tupananchiskama Hatun Mamitay!

Abuelita Agripina. Curandera.

Sabías curar el alma y el cuerpo.

En tu casa siempre había gente, a veces se quedaban días, a veces semanas y otras veces meses. Muchos venían de muy lejos.

Eran casi siempre personas humildes, con ellos compartíamos el día, el pan, la noche.

A medida que pasaban los días, nos convertiamos parte el uno del otro.

Dijiste que se sana mejor en compañía y que antes que todo era necesario hacer las paces con el tiempo.

Hoy en tus cumpleaños te abrazo y beso, estés donde estés.

Estoy seguro que con mamá Celia ya habrás recreado la casona de Yanaoca con la misma magia y en el mismo cielo andino.

Tupananchiskama Hatun Mamitay!

Nonna Agripina

Tupac Amaru

4 novembre 1980. Canas, Cusco, Peru. Celebrazione del bicentenario della rivoluzione di Tupac Amaru II.

Avevo 8 anni, nella foto sto declamando una poesia di Alejandro Romualdo (Canto coral a Túpac Amaru, Que es la libertad). Ricordo che per un attimo le mie gambe tremarono, non avevo mai visto un mare così colmo di persone davanti a me: studenti di ogni grado di scuola, che tutti insieme sembravano una pampa grigia, erano venuti a piedi, in bicicletta o nei camion da tutta la provincia di Canas e da alcune delegazioni da altre provincie.

Ricordo nitidamente la mia impressione nel vedere tanti militari.

L’ultima volta che avevo visto tante divise verdi e fucili piangevo perché stavano portando mio padre in carcere…

La sua colpa? Essere dirigente del sindacato di insegnanti (Sutep).

La propaganda durante la dittatura aveva bisogno di essere lì, nella terra natia di Tupac Amaru, a Canas Yanaoca.

In piazza c’erano alcuni ministri, viceministri venuti da Lima nei loro elicotteri – per molti di noi era la prima volta che vedevamo un elicottero – mentre la scorta e altre autorità militari arrivarono nei vari camion militari da Cusco.

Il 4 novembre era arrivato. Per un istante avrei voluto essere altrove. Quando seppi che dovevo recitare la poesia, la prima cosa che controllai fu la lunghezza: era lunga, irta, con immagini forti, per me quasi incomprensibili. Avevo visto sbagliare, dimenticarsi o perdere il ritmo a ragazzi più grandi che l’avevano recitata. Avevo paura e rispetto per quella poesia. Alle prime letture, le prime prove erano state un disastro: non riuscivo a memorizzare né visualizzare e quando riuscivo a declamare mancava l’anima alle parole… Mio padre era incredulo. Mia mamma non era preoccupata, mi disse che avrei saputo dare l’anima a quelle parole e mi portò con mia sorella al fiume a guardare i nostri pensieri fluire… per me e mia sorella era il nostro luna park, forse una delle gite più belle che abbia fatto con loro. Tornando a casa mia mamma consigliò a mio padre di portarmi nei suoi viaggi nei luoghi della rivoluzione durante i preparativi del bicentenario, e cosi fu.

Era vero, quei viaggi erano necessari per capire che quella poesia non era solo una presentazione artistica, era qualcosa di più… mi mancava respirare la storia, stare nelle mura della casa di Tupac Amaru in Surimana, vedere le Ande dalle sue finestre, sentire il fiume dal suo patio, leggere i suoi libri nella sua scrivania; mi mancava conoscere Huanq’oraq’ay, luogo dove un 4 novembre del 1780 fu catturato il “corregidor” di Tinta Antonio Arriaga mentre tornava da Yanaoca dopo un banchetto in onore del compleanno del re di Spagna Carlo III e dal prete Carlos Rodriguez. Arriaga era un uomo superbo, crudele di insaziabile cupidigia di ricchezza come tanti spagnoli ed europei in terre sudamericane.

Dovevo stare per qualche settimana in Tungasuca, luogo dove fu giustiziato il “corregidor” Arriaga, piazza dove Tupac Amaru dichiaro l’abolizione della schiavitù.

Dovevo respirare l’aria di Sangararà dove Tupac Amaru vinse una battaglia contro le truppe realiste, una prima vittoria, una scintilla nel cuore di sud America, battaglia vinta insieme alle brigate di donne guidate da Micaela Bastidas sua moglie e di Tomasa Tito Condemayta. Non dimenticherò più quella pampa, ancora oggi sento l’eco del suo vento.

Dovevo conoscere la casa di Micaela Bastidas in Pampamarca, sentire la luce di una donna forte, capace di guidare, motivare altre donne e uomini, responsabile di tutta la logistica, mamma, moglie, compagna di lotta.

Come dimenticare il lago di Langui e Layo, luogo dove Tupac Amaru è stato catturato, tradito da un amico e da un prete: ricordo di essere tornato con sentimenti stridenti e contrapposti fra la bellezza del luogo e la tristezza e la rabbia per il tradimento.

A Cusco, poi, nella “Plaza de Armas” o “HAUCAYPATA”, dove Tupac Amaru e la famiglia e i collaboratori furono uccisi per mano degli europei… Fu una morte crudele e disumana: Túpac Amaru è stato costretto ad assistere alla tortura e all’uccisione dei suoi cari. I soldati quindi gli tagliarono la lingua come punizione per aver parlato contro il re e legarono gli arti del famoso capo Inca a quattro cavalli per smembrarlo vivo.

Questa atroce idea non funzionò: Tupac Amaru resistette ancora e così decisero di decapitarlo. Gli infilarono la testa in una lancia, lo fecero a pezzi e mandarono i suoi quattro membri in quattro diverse città: Tungusaca, Carabaya, Livitaca e Santa Rosa.

Nonostante lo abbiano ucciso, la ribellione di Túpac Amaru è rimasta nella mente e nella memoria della popolazione indigena. Questo enorme movimento riempì di speranza noi peruviani e tutta l’America del sud.

Era arrivato il mio momento di recitare, sentivo gli occhi puntati su di me. Questa foto ritrae questo istante: tutti guardano me, tranne mio padre, lui guarda avanti, lui vede l’orizzonte…

Io declamo, racconto, sento parola dopo parola, immagine dopo immagine e a un certo punto avevo finito.

Ho sentito il respiro della piazza, poi gli applausi, mentre i miei occhi cercavano gli occhi di mia mamma e di mio padre.

Ero riuscito nell’intento di portare in vita il ricordo di uno dei miei avi, forse una delle poche volte in cui ho reso felici i miei genitori.

Così ogni 4 novembre onoro la giornata che mio padre (Flavio Uscamayta Lazo) della Panaka (stirpe reale Inka) Uscamayta mi ha trasmesso.

Il lascito di Tupac Amaru è la prova che ogni scintilla può diventare fuoco, luce, sole.

———————————————

Canto coral a Túpac Amaru, Que es la libertad


Lo harán volar con dinamita.
En masa, lo cargarán, lo arrastrarán.
A golpes le llenarán de pólvora la boca,
lo volarán: ¡Y no podrán matarlo!
Le pondrán de cabeza.
Arrancarán sus deseos, sus dientes y sus gritos.
Lo patearán a toda furia.
Luego lo sangrarán.
¡Y no podrán matarlo!
Coronarán con sangre su cabeza;
sus pómulos, con golpes.
Y con clavos, sus costillas.
Le harán morder el polvo.
Lo golpearán:
¡Y no podrán matarlo!
Le sacarán los sueños y los ojos.
Querrán descuartizarlo grito a grito.
Lo escupirán.
Y a golpe de matanza lo clavarán:
¡y no podrán matarlo!
Lo pondrán en el centro de la plaza,
boca arriba, mirando al infinito.
Le amarrarán los miembros.
A la mala tirarán:
¡Y no podrán matarlo!
Querrán volarlo y no podrán volarlo.
Querrán romperlo y no podrán romperlo.
Querrán matarlo y no podrán matarlo.
Querrán descuartizarlo, triturarlo,
mancharlo, pisotearlo, desalmarlo.
Querrán volarlo y no podrán volarlo.
Querrán romperlo y no podrán romperlo.
Querrán matarlo y no podrán matarlo.
Al tercer día de los sufrimientos
cuando se crea todo consumado,
gritando ¡LIBERTAD! sobre la tierra,
ha de volver.
¡Y no podrán matarlo!

(Alejandro Romualdo)

La danza della Luna – La danza de la Luna

La danza della luna
arriva a notte fonda
a ritmo di blues
tra nuvole danzanti e venti ammiccanti
tra Spinoza e Chianti.

La danza della luna
arriva a notte fonda
non si sa né come, né quando.

Le nuvole dicono che bisogna saper aspettare l’attesa.
Gli istanti parlano che bisogna saper coltivare le stelle
far germogliare le nostre bugie e verità
far fruttiferare i nostri segreti.

La danza della luna
ha bisogno del buio
del desiderio vergine
di una finestra complice
di sguardi specchio
di un brivido
e di un respiro indefinito.


(Demostenes Uscamayta Ayvar – La danza della Luna)


La danza de la luna
llega en la noche oscura
al ritmo del blues
entre nubes danzantes y vientos coquetos
entre Spinoza y Chianti.

La danza de la luna
llega en la noche oscura
no se sabe ni cómo ni cuándo.

Las nubes dicen que hay que saber esperar la espera.
Los instantes hablan de cultivar las estrellas
de hacer germinar nuestras mentiras y verdades
de hacer fructificar nuestros secretos.

La danza de la luna
necesita de la oscuridad
del deseo virgen
de una ventana cómplice
de miradas espejo
de un escalofrío
y de un respiro indefinido.


(Demostenes Uscamayta Ayvar – La danza de la Luna)

Solo si cambio yo primero / Solo se cambio, io per primo.

Me hiciste creer que vivimos en democracia,
que mi voto vale.
Que tener tv o auto es progreso.
Que hablar en español y olvidar mi idioma autóctono es ser civilizado.
Que vestirse con brillos, es mejor que instruirse.
Que comer solo, es más saludable que alimentarse en compañía.

Me hiciste creer que nuestra tierra es rica,
riqueza que se llevan los potentes dejando miseria y contaminación.

Me hiciste cantar: somos libres, seámoslo siempre…
y tú me respondes matándome y acusándome de terrorista, violento.
¡Terrorista, violento eres tú! Tu que provocas la desigualdad social.
¡Terrorista, violento eres tú! Tu que vives en tu isla, en compañía de tu “silencio”.

Ya me di cuenta de tu cuento.
Ahora quiero una constitución del pueblo para el pueblo.
Ahora quiero una mejor educación y salud pública.
Ahora se, que la corrupción es parte del sistema.
Ahora se, que tenemos que cambiar el sistema.
Ahora se, que un cambio es posible,
solo si cambio yo primero.


Mi hai fatto credere che viviamo in democrazia,
che il mio voto vale.
Che avere una tv o una macchina è progresso.
Che parlare in spagnolo e dimenticare la mia lingua autoctona è essere civilizzato.
Che abbigliarsi luccicosi è meglio che istruirsi.
Che mangiare da soli è più salutare che alimentarsi in compagnia.

Mi hai fatto credere che la nostra terra è ricca,
ricchezze prese dai potenti che lasciano miseria e inquinamento.

Mi hai fatto cantare: siamo liberi, rimaniamoci per sempre…
e tu mi rispondi uccidendomi e accusandomi di terrorista, violento.
Terrorista, violento sei tu! Tu, che provochi la disuguaglianza sociale.
Terrorista, violento sei tu! Tu che vivi sulla tua isola, in compagnia del tuo “silenzio”.

Ora mi sono accorto della tua favola.
Ora voglio una costituzione del popolo per il popolo.
Ora voglio una migliore istruzione e salute pubblica.
Ora so che la corruzione fa parte del sistema.
Ora lo so, dobbiamo cambiare il sistema.
Ora so che un cambiamento è possibile,
solo se cambio, io per primo.

(Demostenes Uscamayta Ayvar)

SOS Peru

¡Cuando un río rompe las digas, se lleva y arrasa todo!

El 7 diciembre el Presidente Castillo procedía a “disolver temporalmente el Congreso de la República e instaurar un gobierno de emergencia excepcional”, que gobernaría mediante decretos-ley hasta que se instaurara el nuevo Congreso y la reorganización de todo el sistema judicial. Un singular y extraño auto golpe. Un día la Historia nos hará saber si las acusaciones que tiene fueron ciertas o fue un impedimento a gobernar.

El 8 diciembre Dina Boluarte, fué nombrada presidente de la República, una señora que no ha sido electa, una señora que ha sido nombrada por un parlamento que tiene 94% de rechazo en la población peruana, una señora que hace caso a los poderes de Lima, entre empresarios y algunos grupos políticos.

A partir de ese momento el pueblo peruano salió a las calles, sintió una vez mas injusticia en su piel, sintió una burla de su voto, un voto congelado por más de un año. La señora Dina Boluarte respondió militarizando, levantando las garantías constitucionales, decretando un estado de emergencia. En efecto un golpe, un golpe del congreso dirigidos por los poderes económicos y con la complicidad de los militares y la policía.

En 8 días fallecieron 21 jóvenes, ningún padre o madre debería enterrar a su hijo o hija, más de 190 heridos. Quien jura protegerte, quien recibe su sueldo con tus impuestos no debería matarte, herirte.

El mensaje que quieren dar estos poderes, es un mensaje claro y terrible para la democracia peruana, terrible para la gente del Perú profundo, para la clase media y pobre, es decir: si Uds. votan, vuestro voto no cuenta, no vale y si tienen la osadía de llegar al poder y querer cambiar el orden estructural de la sociedad peruana, terminaran humillados y encarcelados.

Para saber quienes protestan o callan indiferentes, basta observar y estar en las calles, en los parques, en las plazas donde llegan estos movimientos espontáneos. Principalmente son personas de los Andes, son campesinos, gente pobre de la costa, sierra y selva, personas que no se identifican con los congresistas, personas que se han identificado con Castillo, con su origen, con su procedencia.

Personas que por generaciones han sufrido discriminaciones raciales, personas que se han sentido invisibles. Personas cansadas de no poder acceder a un sistema sanitario, a una buena educación y a una alimentación digna.

Testigos y víctimas de los abusos y robos de los grupos de poderes de Lima y de las transnacionales.

Esa identidad se ha sentida tocada, ese caudal, quizás durmiente, quizás anestesiado como un río frenado de una central hidroeléctrica, ahora se ha despertado y está produciendo una electricidad social, con chispas de cortocircuito, dentro de esta energía hay jóvenes y adultos con ganas de futuro, con capacidad cultural y ética.

Hay también personas que quizás no tengan estudios, pero tienen bien claro qué es la injusticia, tienen bien claro la desigualdad social. Generaciones tras generaciones han tenido que soportar los abusos de las clases dominantes desde tiempos de la colonia.

Hay también personas que miran con indiferencia y cólera, observan estas protestas como si fuese un retraso o inconveniente en la cómoda rutina de trabajo o negocio y quizás años atrás también salían a protestar, pero ahora que han conquistado un pedazo de seguridad no existe más el mundo fuera de sus cortinas, el vecino enfermo o el ex compañero de estudios sin trabajo no existen más.

Hay también personas que aprovechan del desorden para robar -tienen modelos de sobra para imitar- otros que piensan herir el sistema rompiendo vitrinas, ilusión vana.

Hay también infiltrados, que buscan una o más tragedias para tratar de manipular la opinión pública, para dar la culpa a los manifestantes pacíficos. Nuestra historia está llena de ejemplos.

De seguro hay también señores de corbata que están preparando los próximos saqueos del país, diseñando un futuro con los próximos títeres de turno.

No nos gusta? no nos identificamos?

La verdad es que somos, una mezcla de patrones, “una ensalada mixta”, somos: honestos, trabajadores, luchadores, estudiosos, respetuosos, humildes, prepotentes, ociosos, corruptos, mentirosos, indiferentes, ladrones, machistas, individualistas, traidores, oportunistas. Quien con más, quien con menos, muchos de estos patrones los adquirimos desde el periodo de la colonización.

Cuando un río rompe las digas, se lleva y arrasa todo con su caudal, mucho respeto y cuidado con ese río, río que nació en Apurímac.

¡Doscientos años de anestesia se acabaron!

————–

Algunos datos.

Perú. 33 millones de habitantes.

Seis presidentes en siete años, uno prófugo y otro suicida.

Segundo productor mundial de plata y cobre, sexto productor de oro.

La Organización Mundial de la Salud (OMS) recomienda un mínimo de 23 médicos, enfermeros y obstetras por cada 10,000 habitantes para garantizar una prestación adecuada del servicio. Perú cuenta con 13.6 médicos por cada 10,000 habitantes, 9.4 menos que lo recomendado por la OMS. (fuente: OMS, Minsa).

Hoy, cerca del 12% de la población vive en condiciones de extrema pobreza. La desnutrición infantil es un grave problema de salud pública en el Perú, en particular la anemia que afecta al 43 % de los niños menores de tres años. Esta cifra aumenta al 80% en las zonas rurales.

La Sociedad de Comercio Exterior del Perú (Comex Perú) indicó que en el último reporte de competitividad elaborado por el Foro Económico Mundial (WEF), Perú se ubica en la posición 127 de 138 economías a nivel mundial, en calidad del sistema educativo.

Según el informe realizado por el Instituto de Estadística de la UNESCO, Perú es uno de los tres países cuyo plan de educación nacional no cuenta con objetivos cuantitativos concretos y mucho menos con políticas públicas orientadas a cumplirlos.

Foto. Hugo Curotto (AP) y Ninoska Montufar.

#SOSPERU#peru

Incanto – Encanto

Se solo sapessi decifrare i tuoi colori
se solo sapessi capire le tue forme
se solo sapessi intendere il tuo profumo
se solo sapessi comprendere i tuoi tempi
ma forse tutto questo sapere mi priverebbe del tuo incanto.

(Demostenes Uscamayta Ayvar – Incanto)

—-

Si tan solo supiera descifrar tus colores
si tan solo supiera captar tus formas
si tan solo supiera entender tu perfume
si tan solo supiera comprender tus tiempos
pero tal vez todo este saber me privaría de tu encanto.

(Demostenes Uscamayta Ayvar – Encanto


Il tuo incanto – Tu encanto

Amore,
non so parlare d’amore,
ma ho bisogno di parlarti, di sentirti.

Quando ti parlo,
mi perdo fra le nuvole, cieli e alberi,
vorrei solo parlare del pane delle tue parole,
dell’acqua dei tuoi pensieri,
dell’aria delle tue visioni.

A volte sento che capisci la mia lingua.
Sento i brividi.
Sento il tuo abbraccio,
e il tuo incanto… continua.

(Demostenes Uscamayta Ayvar – il tuo incanto)

—-


Amor,
no se hablar de amor,
pero necesito hablarte, de escucharte.

Cuando te hablo,
me pierdo en las nubes, cielos y árboles,
quisiera solo hablarte del pan de tus palabras,
del agua de tus pensamientos,
del aire de tus visiones.

A veces siento que entiendes mi idioma.
siento escalofríos.
Siento tu abrazo,
y tu encanto… continua.

(Demostenes Uscamayta Ayvar – tu encanto)

Sono un albero – Soy un árbol

Sono un albero

Il mio tronco ha la pelle delle Ande e delle Alpi
porto i segni di ogni stagione e ogni latitudine
ogni segno mi ha insegnato a vivere

Canto col vento, neve e salsedine
ballo a ritmo dell’alba e del tramonto
la luna spesso mi fa arrossire.

Le mie radici sono profonde come le carezze di mamma
le mie foglie sono i colori con cui coloro i miei sogni.

____

Soy un árbol

Mi tronco tiene la piel de los Andes y los Alpes
Llevo los signos de cada estación y de cada latitud
cada cicatriz me enseñó a vivir.

Canto con el viento, la nieve y la sal
bailo al ritmo del amanecer y el atardecer
la luna a menudo me hace sonrojar.

Mis raíces son tan profundas como las caricias de mamá
mis hojas son los colores con los que pinto mis sueños.

(Demostenes Uscamayta Ayvar – Sono un albero)


Capita – Sucede

Capita di perdersi
mentre camminiamo per le vie della ragione

Capita di smarrirsi
mentre indossiamo la verità

Capita di trovarsi soli
mentre il nostro orizzonte finisce nel palazzo accanto

Capita di rabbuiarsi
mentre ci illuminiamo di neon

Capita di ritrovarsi
mentre balliamo con la follia

Capita di riabbracciarsi
mentre ci guardiamo dalla luna
 
Capita di rivedersi
mentre il fiume disegna i nostri occhi cantando

Capita di risplendere
mentre vediamo e sentiamo altre luci

Capita di vivere
mentre respiriamo ogni stagione

Capita di vivere
mentre sappiamo che siamo di passaggio

Capita.


Sucede que nos perdamos
mientras caminamos por las vías de la razón

Sucede que nos extraviamos
mientras nos vestimos con la verdad

Sucede que nos encontramos solos
mientras nuestro horizonte termina en el edificio de al lado

Sucede que nos oscurecemos
mientras nos iluminamos con neón

Sucede que nos reencontramos
mientras bailamos con nuestra locura

Sucede que nos re abrazamos
mientras nos miramos desde la luna

Sucede que nos volvemos a ver
mientras el río dibuja nuestra mirada cantando

Sucede que resplandecemos
mientras vemos y escuchamos otras luces

Sucede que vivimos
mientras respiramos cada temporada

Sucede que vivimos
mientras sabemos que estamos de paso

Sucede.


(Demostenes Uscamayta Ayvar – capita – sucede)

Nido

Il mio nido
sa dei tuoi Buongiorno
dei tuoi abbracci loquaci
delle nostre risate contagiose
delle feste interminabili
dei discorsi a bocca chiusa
delle parole scelte
dei pensieri coltivati
dei sogni condivisi
dei tuoi incoraggiamenti.
Il mio nido sa di volo
il mio volo sa di te
e tu mi sai di fiducia.

___________

Mi nido
sabe de tus buenos días
de tus abrazos locuaces
de nuestras risas contagiosas
de fiestas interminables
de discursos a boca cerrada
de palabras escogidas
de pensamientos cultivados
de sueños compartidos
de tu aliento.
Mi nido sabe a vuelo
mi vuelo sabe a ti
y tú me sabes a confianza.


(Demostenes Uscamayta Ayvar – Nido)

Il tuo abbraccio – Tu abrazo

Il tuo abbraccio
il tuo abbraccio mi completa
il tuo abbraccio è sentire la nostra musica
il tuo abbraccio è danzare a occhi chiusi
il tuo abbraccio è navigare col vento giusto
il tuo abbraccio è parlare attraverso i nostri battiti
il tuo abbraccio è camminare a piedi nudi sotto la luna
il tuo abbraccio è acqua, pane, aria
il tuo abbraccio è l’arcobaleno
il tuo abbraccio è il ponte più sicuro
il tuo abbraccio sono tutte le parole che vorrei sentire.


 

Tu abrazo
tu abrazo me completa
tu abrazo es escuchar nuestra música
tu abrazo es danzar con los ojos cerrados
tu abrazo es navegar con el viento justo
tu abrazo es hablar a través de nuestros latidos
tu abrazo es caminar descalzos bajo la luna
tu abrazo es agua, pan, aire
tu abrazo es el arcoiris
tu abrazo es el puente más seguro
tu abrazo son todas las palabras que quisiera escuchar.

  

Demostenes Uscamayta Ayvar

 

Buongiorno mamma – Buenos días mamá

Buongiorno mamma,
sto cercando di ricompormi piano piano.
So che rimarrò incompleto, ma so anche che mi completerò attraverso i tuoi insegnamenti.
Nel mio quotidiano cercherò di scegliere le parole e le azioni giuste,
cercherò di vedermi nell’altra persona, spero di riuscirci almeno qualche volta.
 
La tristezza, il dolore si stanno trasformando in luce,
e sí, se mi volto indietro,
mentre eri in vita ci siamo amati,
mentre eri in vita abbiamo riso, parlato, pianto, scherzato, viaggiato,
mentre eri in vita ti ho detto grazie, scusa, ti ho detto ‘ti voglio bene’.
 
Ogni tanto mentre sono a casa o al parco Pionta, che tanto ti piaceva,
ti trovo col tuo sorriso fra le mani e ci abbracciamo.
 

 
Buenos días mamá,
estoy tratando de recomponerme un poco a la vez.
Sé que permaneceré incompleto, pero también sé que me completaré a través de tus enseñanzas.
En mi vida diaria trataré de elegir las palabras y las acciones justas,
intentaré verme en la otra persona, espero poder hacerlo al menos alguna vez.
 
La tristeza, el dolor se van volviendo luz,
y sí, si miro hacia atrás,
mientras estabas viva nos amamos,
mientras estabas viva reímos, hablamos, lloramos, bromeamos, viajamos,
mientras estabas viva te dije gracias , perdón, te dije ‘te amo’.
 
De vez en cuando mientras estoy en casa o en el parque Pionta, que tanto te gustó,
te encuentro con tu sonrisa en tus manos y nos abrazamos

 

 

Demostenes Uscamayta Ayvar

 

Sembradora de esperanza

Eres
Sembradora de esperanza
tierna y dulce como el agua de un manantial
generosa y fuerte como solo la pachamama puede ser
alegre como la tinya del carnaval apurimeño
puente y abrigo de tu ayllu
Sumaq sonq’o, ves flores hasta en la lava volcánica. 

Erese
jemplo
pasión
fe
coraje
humildad
lucha
amor
madre, amiga, compañera, hermana, hija, abuela, tía, sobrina. Humana.
Eres Celia.
Eres luz en la luz
alegría en la sonrisa
caricia en el abrazo. 

Feliz día “sembradora de esperanza”.
Cada día es tu día
cada día es un día de esperanza, de vida, de sueños. 

Gracias por todas tus enseñanzas, por tu ejemplo,
nos enseñaste amar, amar a cada ser vivo y a nuestra pachamama.
Tupananchiskama mamá.

(Demostenes Uscamayta Ayvar – Sembradora de esperanza)

Mama-Celia_@_2

Ci sarà un perché – Habrá una razón

Grazie per esserci.
Il tuo vento più volte mi ha fatto arrivare nei vari porti,
il tuo abbraccio riempie di colore l’abbraccio,
le tue parole sono mappe,
il tuo sguardo aiuta a vedere e contemplare la bellezza,
le tue mani hanno la grazia del volo delle rondini
e la costanza di un giardiniere amoroso,
la tua sensibilità danza insieme all’altro.

Ci sarà un perché se i fiori e le querce ti chiamano sorella,
ci sarà un perché,
cosi come ci sarà un perché se i tuoi sogni aspettano te.


Gracias por estar aquí.
Tu viento me ha hecho llegar una y más veces a varios puertos
tu abrazo llena de color el abrazo,
tus palabras son mapas,
tu mirada ayuda a ver y contemplar la belleza,
tus manos tienen la gracia del vuelo de las golondrinas
y la constancia de un jardinero amoroso,
tu sensibilidad danza junto a otro.

Habrá una razón si las flores y los robles te llaman hermana,
habrá una razón,
así como habrá una razón si tus sueños esperan a ti misma.

Demostenes Uscamayta Ayvar

Guardati – Mírate

Non fermarti, non arrenderti, non ora.
A volte le strade sono tortuose e in salita,
ripide come muri di vetro,
senza nessun appiglio,
respira forte,
ascolta e senti il verso del vento,
guarda, osserva, prenditi del tempo,
fai cantare la tua anima,
fai danzare i muscoli dei ricordi
e dei sogni,
lascia andare il superfluo,
lascia lavorare le lacrime,
respira forte,
scuoti il cuore,
ed ora riesci a vedere il vetro pieno di solchi.
Vai, scala, supera il muro, la montagna,
ma prima di arrivare in cima, fermati un secondo,
guarda il paesaggio, contempla il tuo percorso,
guardati,
sei grande quanto grande è la montagna che hai superato.


No te pares, no te rindas, no ahora.
A veces los caminos son sinuosos y cuesta arriba,
empinada como paredes de vidrio,
sin ningún agarre,
respira fuerte,
escucha y siente el verso del viento,
mira, observa, tómate tu tiempo,
haz cantar tu alma,
haz bailar los músculos de los recuerdos
y sueños,
deja ir lo superfluo,
deja trabajar las lágrimas,
respira fuerte,
sacude tu corazón,
y ahora puedes ver el vidrio lleno de ranuras.
Ve, escala, supera el muro, la montaña,
pero antes de llegar a la cima, detente un segundo,
mira el paisaje, contempla tu camino,
mírate,
eres tan grande como la montaña que has cruzado.

Demostenes Uscamayta Ayvar

Fiore Mosaico

Riflessi – Reflejos

Ogni pioggia ha il suo ritmo, il suo canto, la sua preghiera.

Ogni albero ne è felice del suo presente,
ma più di tutto è grato perché riesce a vedersi nei riflessi delle pozzanghere sotto.

Riconoscersi per conoscere il bosco.


Cada lluvia tiene su propio ritmo, su canto, su oración.

Cada árbol es feliz de su presente,
pero sobre todo está agradecido porque puede verse en los reflejos de los charcos de abajo.

Reconocerse para conocer el bosque.

 Demostenes Uscamayta Ayvar – Riflessi – reflejos